"Consumare preferibilmente entro..." - Racconti

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seconda edizione - 2012 - versione cartacea

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lunedì 3 settembre 2018

“Gallino”


“Gallino”

Per cominciare dall’inizio, bisogna risalire al giorno in cui, non senza stupore, vedemmo gironzolare, nel vasto terreno che circonda la casa, una gallina bianca seguita da tre pulcini, due bianchi e uno nero.
Stiamo qui da tanti anni e più che gatti, topi e uccelli non erano capitati.
Vero è che, confinante con un angolo remoto del terreno, dietro il muro di cinta, un signore tiene un piccolo pollaio, giusto per gusto e uso personale, ma mai era successo che uno dei suoi volatili si trasferisse da noi.
Non stemmo a farci tante domande, il terreno è grande, per lo più un agrumeto ben poco curato per non dire selvaggio, gallina e figli non davano fastidio e del resto non avremmo saputo bene che fare, così gli ospiti restarono da noi.
I giorni passarono, i pulcini crebbero, finché la gallina... letteralmente scomparve.
I galletti rimasero soli, ma sembravano in grado di cavarsela a sufficienza.
A quel punto cercai il padrone del pollaio e gli raccontai la faccenda. Mi disse che la gallina aveva senz’altro scavalcato il muro ed era venuta a deporre e covarsi le uova nel nostro terreno. I tre pulcini, dunque, non erano nati nel pollaio, anche perché lui ha già tante galline per cui le uova le raccoglie e se le mangia. La chioccia, comunque, non era tornata da lui. Era scomparsa, insomma, si direbbe dopo essersi assicurata una discendenza e dopo aver cresciuto i figli quel tanto da renderli indipendenti.
“E che ne faccio dei tre galletti?” gli chiesi. Erano maschi, inequivocabili crestine gli si stavano sviluppando sulla testa.
“Sono buoni, se li mangi!” mi rispose, come se fosse la più ovvia delle soluzioni e io un po’ cretino a non averla trovata da me.
Non li mangiammo, bensì abbiamo cominciato a nutrirli e a poco a poco ad affezionarci, perché siamo fatti così.
Dopo un po’ di giorni, inspiegabilmente, trovammo uno dei due galletti bianchi morto stecchito. Non aveva alcuna lesione apparente.
Lo seppellii. Sotterro tutti gli animali che muoiono nel nostro terreno.
Il bianco superstite e il nero continuarono la loro vita come se nulla fosse, almeno a noi così è sembrato.
Hanno ben presto imparato a cantare, svegliando noi e il vicinato alle prime luci dell’alba se non in piena notte, e credo per questo di aver più volte riconsiderato la possibilità di tirargli il collo, ma sempre e solo in teoria.
Osservarli era un passatempo. Abbiamo scoperto che i polli sono tutt’altro che stupidi e che, né più e né meno di quanto avviene per gli esseri umani, uno può essere più intelligente di un altro. Il nero, nel nostro caso, almeno il doppio del bianco: più veloce a rispondere ai richiami, confidente e curioso, più capace di trovare un percorso e via dicendo.
Cominciammo a chiamarli “Gallini”.
Razzolavano in giro per tutto il giorno ma più spesso nelle vicinanze di casa. All’imbrunire scomparivano, nel terreno ci sono tanti possibili ripari e nascondigli, per ricomparire all’alba.
Ben presto le creste sulle loro teste si sono fatte più vistose, i canti mattutini hanno cominciato a sembrare una serrata competizione finché un giorno, purtroppo, i due fratelli si sono affrontati in un vero e proprio combattimento.
Non ce lo aspettavamo! I nostri pulcini, così teneri e graziosi, sol perché erano cresciuti un po’, si azzuffavano selvaggiamente fino a ferirsi e sanguinare da tutte le parti.
Nei giorni seguenti fu evidente che qualcosa era cambiato...
Il bianco cominciò a vedersi sempre meno in prossimità della casa e, cercandolo, lo trovammo nell’angolo opposto del terreno, proprio dietro il muro divisorio col pollaio, in compagnia di una gallina che doveva aver convinto a raggiungerlo. Dopo qualche altro giorno, infine, affacciandoci oltre il muro, lo vedemmo di là anche lui. Lì c’è un altro gallo, bianco anch’egli e molto più grosso. Chissà come gli sarà andata a finire. Da noi non è più tornato.
Il nero, “Gallino”, è rimasto di qua, padrone incontrastato, solo.
Ma, in tutti i sensi, “solo” fino a un certo punto.
Si, perché trascorso ancora del tempo, una mattina si presentò davanti a casa con una gallinella bianca!
Da quel giorno, e ad oggi ne sono passati tanti, “Teresa” (ha la faccia da “Teresa”, precisa!)  e “Gallino” sono inseparabili.
Lei razzola disinvolta, lui non la perde d’occhio un minuto. Un’allerta perenne.
La mattina canta a squarciagola finché non esco coi resti della cena e li rovescio nel solito posto. “Gallino”, sempre il primo ad arrivare, assaggia appena appena, senza ingoiare e con una serie di versi richiama Teresa e appena lei arriva si fa di lato, la guarda mangiare e solo dopo un po’ si concede qualche beccata. Teresa a quel punto si disinteressa del suo boccone e si fionda su quello di Gallino, che subito glielo lascia per cercarne un altro e via di seguito, sempre così, sì che alla fine lei mangia il triplo di lui.
C’è da dire che ogni tanto, colto da una sorta di raptus, Gallino le salta addosso e la possiede, svelto, che lei, dopo una breve concessione, se lo scrolla di dosso e ricomincia a razzolare.
E questo è quanto.
Non sappiamo come andranno avanti, cosa succederà ancora, e a dire il vero questa è una domanda tutta nostra. Ad osservarli, infatti, a guardarli negli occhi, Gallino e Teresa non sembrano avere queste preoccupazioni.