"Consumare preferibilmente entro..." - Racconti

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mercoledì 18 febbraio 2009

Nuvola Rossa


Per i winchester dei nordisti, bene appostati sulle torrette di guardia, è un giochetto da ragazzi: quelli, gli indiani, i loro cavalli, sono carne da macello.
Si buttano avanti a ondate, traboccanti di coraggio e di rabbia, ma come le ondate si spezzano su una scogliera, così loro crepano ai piedi delle palizzate.
Gli indiani, si sa, non si arrendono. Gli indiani, prima di sera, saranno morti tutti.
Andrà così anche questa volta. È solo così che può andare.

Lo splendido baio, vedo il suo sudore denso, biancastro, vedo le narici e gli occhi spalancati dal terrore, ha uno scarto brusco, imprevedibile.
Nuvola Rossa è stato sbalzato a terra, la pallottola che l’avrebbe ucciso s’è conficcata profonda nella sabbia.
Tutt’intorno grida selvagge si mescolano al sangue, al sibilo dei proiettili. Sono urla di dolore e di vendetta.
Lui potrebbe acquattarsi, restare nascosto dietro il cespuglio, attendere la notte e forse, col favore del buio, avrà salva la vita.
Ma Nuvola Rossa è un guerriero, un guerriero vero. Non sa che farsene di una vita da schiavo.
Dà fuoco al cespuglio, allora, e avvolta una pezza oleosa attorno alla punta di una freccia, la incendia. Tende il potente arco con tutte le sue forze, lo tende fin quasi a spezzarlo, e infine scaglia la freccia infuocata.
L’esempio del Grande Capo riempie di coraggio i suoi uomini, si diffonde fulmineo. In breve un diluvio di fuoco si abbatte su Fort Yukon.
I nordisti non hanno scampo, sono topi in trappola. Molti bruciano vivi; quelli che tentano la sortita cadono massacrati dai tomawack, i pugnali fanno scempio di scalpi.
Il tramonto, finalmente, si sta tingendo di rosso.

“Ehi! Cos’è questa puzza di bruciato? Che stai combinandooo?” Gli urlacci provengono dalla cucina.
Svelto, faccio sparire la scatola dei fiammiferi e rovescio un bicchiere d’acqua sul piccolo incendio. Sono eccitato, felice. Fino a oggi, da sempre, avevo automaticamente continuato a riprodurre, coi miei soldatini, gli inesorabili massacri di indiani che i tanti film western mi hanno insegnato. Stasera, esausto, mi addormenterò sulla pelle dell’orso perché in un mondo infestato da visi pallidi e lingue biforcute, ho scoperto che io, in realtà, sono un selvaggio. Un coraggiosissimo, invincibile selvaggio con la pelle rossa.


– L’autore… dorme in una fotografia del 1960 -

2 commenti:

Vincenzo Cordovana ha detto...

Da amico viso pallido (olivastro) a pelle rossa.
Grazie ancora per bella storia.Tu frugare bene dentro memoria e sentimenti.
Prossima storia
Io tesare vela e tu tenere timone.
Portare totem con crocette oltre orizzonte.
Augh!

Anonimo ha detto...

dolce.
dolce dolce dolce.
anche con il coup de theatre finale :-)

(mi spiegherai, un giorno, perchè non le posti anche di là? troppo... ignudo?)